Atelier delle autonomie

L’acquisizione delle autonomie personali e sociali rappresenta una priorità educativa sia per i bambini a sviluppo tipico sia per quelli che presentano problematiche del neuro sviluppo, soprattutto al crescere dell’età. Portare ancora il pannolino da grandi può rappresentare un problema serio, così come presentare un aspetto trasandato e una cattiva igiene orale. Gli obiettivi riferiti alle autonomie, così come il rafforzamento dei loro prerequisiti, debbono avere un posto di rilievo all’interno del piano educativo per ciascun bambino in trattamento.

All’interno dell’ atelier delle autonomie viene attivato un programma specifico per l’acquisizione di sette competenze principali: comunicare i propri bisogni; toilet training (training della vescica, intestinale e richiesta del bagno); igiene personale (lavare i denti, le mani, il viso e il corpo); spogliarsi e vestirsi; interventi sulla selettività alimentare; prepararsi una merenda; organizzare il tempo libero. Accanto a queste autonomie di base, all’interno del settimo modulo, è possibile lavorare anche su aspetti di autonomia sociale per quei bambini che siano già pronti per raggiungere obiettivi quali, nell’ambiente domestico, riordinare la casa e occuparsi del bucato e, nell’ambiente sociale, utilizzare il denaro e i mezzi pubblici.

Terapista e supervisore fanno una valutazione dettagliata delle abilità presenti nel bambino, al fine di avvicinarsi ai comportamenti meta. La terapia può essere svolta negli ambienti di vita quotidiana del bambino o nei Centri “Facciamo breccia”. Nei casi che lo richiedano, viene proposto il trattamento logopedico per sviluppare il linguaggio/comunicazione e per affrontare eventuali problematiche relative all’alimentazione.

Viene impiegata una pluralità di metodologie e principalmente: uso di agende visive; comunicazione aumentativa alternativa (CAA); training sul linguaggio; procedure di concatenamento quali il Forward and Backword Chaining; tecniche di scomposizione del compito e rinforzo differenziato quali la Task Analysis e lo Shaping; Timer and Potty Alarm; Token Economy, Self-management Strategies e infine utilizzo di storie sociali. La supervisione dell’intervento e il monitoraggio costante dei progressi del bambino risultano essenziali per il successo dell’intervento.

Uno sguardo al toilet training

I genitori di un bambino che vive una condizione di disabilità, per l’ esperienza di Breccia e secondo quanto riportato dalla letteratura scientifica di riferimento, esprimono quasi sempre l’esigenza del toilet training. La richiesta diventa pressante appena il bimbo supera la prima infanzia senza che abbia raggiunto tale abilità. Se il bambino è bagnato o sporco, si perdono tempo, energie e risorse. Inoltre, la mancanza del controllo vescicale e sfinterico condiziona la scelta della scuola e talvolta la possibilità di accedere a strutture di cura. Superati i 4 o 5 anni, il bambino può essere deriso dai compagni se gli capitasse qualche incidente in pubblico. Anche la famiglia, per gli stessi motivi, può vivere momenti stressanti. Autori di spicco su tale problematica suggeriscono cinque passi d’intervento (Azirin & Foxx, 1989; Dunlap et al., 1984): controllo nell’assunzione dei liquidi, rigorosa programmazione oraria, controllo dei pantaloni/mutandine asciutti, intervento sugli incidenti e registrazione continua dei dati. Nell’ambito dell’atelier delle autonomie, l’operatore ha come obiettivo essenziale il toilet training per ogni bambino che non lo abbia ancora raggiunto.

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