Disabili sulle barche delle cosche

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A Napoli le crociere con i pescherecci sequestrati alle cosche. Il fondatore dell'associazione «Tutti a scuola», il medico Toni Nocchetti, con i volontari e i ragazzi disabili, nella imbarcazione sequestrata ai narcotrafficanti pugliesi. Gite d'estate nello splendore del golfo.

NAPOLI. Oggi c'è un bel sole a questa festa nel mare per i ragazzi che non vengono mai invitati alle feste. Nuotano, pescano, fanno anche da mangiare nella cambusa. E ridono. Il vecchio peschereccio era il barcone dei trafficanti di droga. La Finanza l'ha sequestrato in Puglia. E l'ha dato a Toni Nocchetti, dell'Associazione «Tutti a scuola», un dentista che ha regalato la sua vita agli altri. Lui ci fa le gite d'estate nello splendore del golfo di Napoli, 80 crociere dal primo giugno al 30 settembre per tutti quelli che chiamiamo disabili con l'ipocrisia della nostra vergogna. Ha fatto costruire una passerella larga quanto la poppa di una barca, come spiega lui, «con un sistema meccanico che la fa scendere direttamente in acqua».

Valeria l'ha portata in braccio Fabio, su questo ponticello che scende fin dentro al mare. Valeria ha 22 anni, ma non cammina e non parla. Papà Giancarlo ha detto che non l'ha mai vista così felice. Nell'acqua di fronte all'isolotto di Nisida sguazzavano altri ragazzi come lei, figli di quella normalità del dolore che abbiamo riempito di nomi così difficili, sindrome Rett, di down, di Asperger, autismo. Ci sono tetraplegici, con il salvagente. Ridono anche loro. Perché oggi è una bella giornata.

Questa mattina Biagio è corso giù per le scale di casa quando ha saputo che Toni aveva organizzato la gita, e s'è buttato in macchina urlando di fare in fretta. Biagio ha una sindrome autistica. Stefano, invece, è un ragazzo down. E suo padre, Sergio Sanzone, ha detto che appena sono tornati, prima di scendere ha chiesto «quando si va la prossima volta». Nello spiazzo di mare dove fanno il bagno, di fronte all'isola di Nisida, non c'è nessuno e non ci sono altri natanti perché è una zona interdetta, e a loro sembra di stare in paradiso. Se facciamo qualcosa, anche la vita può essere felice. Toni Nocchetti alla fine è solo uno di quelli che fa qualcosa. Ha letto di questi barconi confiscati e assegnati all'associazione presieduta dal suo amico Fabio Grasso della Guardia di Finanza e l'ha chiamato subito: «Fabio si può?». Sì, forse si poteva, ha risposto Fabio.

Lui è il capitano che guida la barca, e che scherza con Nicola, «lieve ritardo psicomotorio» come recita la diagnosi: ma noi siamo davvero la nostra diagnosi? Nel mare nuotano tutte queste cartelle cliniche, questo mondo senza tempo, perché «i disabili hanno solo un tempo vuoto», come dice Toni, e nuotano e ridono e giocano. La sua associazione, «Tutti a scuola», è nata 11 anni fa, proprio un giorno come questo, che c'erano meno di 10 volontari e pochi bambini che giocavano felici su un misero palco con 4 assi di legno alla prima festa «organizzata per i bambini che alle feste non venivano mai invitati». Perché poi forse è solo per questo che li chiamiamo disabili. Ma Nicola, racconta sua mamma, Patrizia Cancellara, ha 26 anni, va a scuola «e poi facciamo atletica, ippoterapia, e suona la batteria, gli piace da matti fare musica». Come Stefano, il figlio di Sergio Sanzone, che fa il quarto anno di istituto alberghiero, ma soprattutto ama il complesso che hanno messo su insieme, lui e gli altri ragazzi dell'associazione. Il papà dice che studia musica, «è un alunno di Gennaro Barba, degli Osanna, rock Anni 80». Anche lui si diverte alla batteria. E anche il papà ogni tanto fa parte del complesso. Vanno in giro nei locali.

Però, queste gite nel golfo sono un'altra cosa. «C'è un clima di gioia che ha qualcosa di unico», dice Giancarlo il papà di Valeria. L'ultima volta, Stefano ha detto che hanno pescato. E lì nella barca c'è una piccola cambusina attrezzata con un fornello, e hanno mangiato il pesce che hanno pescato. «Ogni gita costa 250 euro», ricorda Toni. «Ma noi fino adesso riusciamo a campare con il 5 per mille». Aiuti dallo Stato nessuno, «ma la nostra è un'associazione che in un Paese normale non dovrebbe esistere, perché in un Paese normale non dovrebbe essere necessario andare al Tar per consentire ai nostri figli di andare a scuola e la pensione di invalidità non dovrebbe essere considerata un reddito». Solo che questo non è un paese normale. E oggi è una giornata particolare. C'è il mare fermo, il maestrale soffia piano. Valeria è felice. Il papà l'ha capito. Non parla, non cammina. Ma ha sorriso. Guarda come sorride.

Pierangelo Sapegno

La Stampa, 2 agosto 2016

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