Golf4autism: un corso alla Scuola di Sutri

Golf4autism: un corso alla Scuola di Sutri

Presso la Scuola nazionale di golf a Sutri abbiamo svolto dodici ore di lezione sull’autismo e su come comportarsi con allievi con bisogni speciali e tipicamente con sindrome dello spettro autistico, rivolte a un gruppo di giovani, futuri allenatori. Marco Esposto, supervisore al centro di Breccia, racconta l’esperienza vissuta con Daniele Fiaschi, maestro federale di golf.

“Allenare persone con bisogni speciali: programmare e svolgere lezioni di golf per persone con autismo”, che prevedeva i passaggi seguenti: Conoscenza dell’autismo; Comunicazione con bambini/adolescenti con autismo; Procedure d’insegnamento efficaci per bambini/adolescenti con autismo; Gestione dei comportamenti problema e relazione con la famiglia; Progettazione di una lezione per ragazzi con autismo severo; Progettazione di una lezione per ragazzi con autismo di gravità bassa o media; Presa dati sportivi e clinici, loro elaborazione e utilizzazione.
Sono trascorsi due anni dall’avvio del progetto “Golf4Autism” voluto da “Golfprogram”, “Una breccia nel muro” e “Ri-Diamo”. La nostra ambizione era ed è ancora quella di avvicinare le persone con autismo e le loro famiglie al mondo dello sport e al golf in particolare. La vita dei bambini che abbiamo in carico, e di tutti quelli con la stessa sindrome, non deve essere soltanto terapia strutturata nei centri, ma va spesa in tutti gli ambienti. In particolare, avvicinarli allo sport è un modo per includerli nella comunità, perché abbiano le stesse possibilità degli altri e, magari, possano migliorare le proprie abilità atletiche. Infatti, lo sport offre occasioni di aggregazione e socializzazione fondamentali. Per i bambini e adolescenti con autismo può contribuire in modo importante a migliorare la qualità della loro vita e di quella delle famiglie. All’inizio della nostra avventura, eravamo consapevoli che, per raggiungere gli obiettivi che avevamo prefigurato, dovevamo modificare un poco l’ambiente circostante ai nostri bambini in modo da mantenere alta e stabile la loro motivazione durante l’allenamento, perché potessero imparare le regole e i gesti atletici dello sport e migliorare le abilità sociali, stare in gruppo, rispettare i turni, rispondere alle richieste e farne. Preparare gli allenatori, attrezzarli a insegnare in modo efficace a bambini e adolescenti con autismo, a relazionarsi nel modo migliore con loro e con le famiglie, era una strada obbligata. Siamo grati alla Federazione italiana golf, FIG, per averci aperto questa possibilità.
Durante lo scambio avvenuto nel corso delle lezioni, abbiamo capito, noi e gli allievi, che le tecniche per l’allenamento di persone autistiche sulle quali ci soffermavamo potevano tornare utili per tutti gli allievi, a sviluppo tipico o meno. Per insegnare nel più breve tempo possibile e in maniera accurata un gesto atletico, un bravo allenatore dovrà applicare, consapevolmente e in modo competente, una serie di strategie comportamentali.
Per prima cosa, abbiamo mostrato che le istruzioni rivolte a una persona con problemi legati al linguaggio devono essere estremamente chiare, concrete e concise. Insieme ai suggerimenti verbali è possibile modellare il comportamento dell’allievo facendo uso dell’imitazione. È possibile usare il video-modeling, un tutorial che aiuta il bambino a imitare i gesti compiuti dalla persona nel video. Tutti gli aiuti visivi e fisici andranno via via sfumati per far esercitare in autonomia l’allievo durante le lezioni successive.
Per insegnare bene a un bambino con autismo, occorre conoscere il livello delle abilità presenti e le sue attitudini/preferenze. Nel corso delle prime ore di lezione abbiamo illustrato come riuscire a conoscere le competenze di un nuovo allievo con autismo e il suo gradimento verso cose o azioni che potranno essere incluse nel programma di allenamento; quali domande porre ai genitori e al tutor del bambino. Conosciute le preferenze e i possibili aiuti (rinforzi) ai quali è sensibile, sarà possibile motivarlo via via all’apprendimento dei gesti atletici. Uno degli strumenti che abbiamo illustrato con particolare enfasi agli allenatori è stata la token economy, un sistema di premio a gettoni (pittogrammi, punti, simboli etc.) che al suo completamento permette di arrivare al premio finale scelto dall’allievo. Questa strategia educativa, d’altronde congeniale al mondo dello sport, permette di posticipare un rinforzo scelto e quindi di lavorare per tempi di allenamento più lunghi.
Affrontati gli aspetti connessi alle strategie d’insegnamento efficaci e alla motivazione dell’allievo, ci siamo soffermati sulla comunicazione funzionale. Si può interagire in modo efficace con una persona con autismo che presenti problemi di comprensione ed espressione del linguaggio attraverso lo scambio d’immagini o l’uso di gesti. Ci siamo soffermati su questo argomento poiché un bambino con autismo può utilizzare un quaderno personale ricco d’immagini (pittogrammi) per comunicare cose e azioni desiderate, oppure rifiutare cose offerte. Potrà comunicare con le persone intorno anche attraverso gesti appresi. In ogni caso le persone che vogliano interagire con lui devono saper utilizzare ambedue i canali comunicativi. Per ricollegarci al golf: se un bambino consegnasse il pittogramma della cioccolata al suo allenatore durante la lezione, quest’ultimo potrà attaccare l’immagine al termine di una token economy, e sfruttare la motivazione al rinforzo alimentare per insegnare nuove abilità.
Un bravo allenatore non applica soltanto le strategie educative professionali o di buon senso; per essere davvero efficace deve porsi obiettivi a breve, medio e lungo termine per un determinato allievo e monitorarli nel tempo. Durante una delle lezioni, abbiamo assegnato agli aspiranti allenatori un esercizio: dopo aver letto la descrizione di un allievo con autismo, dovevano redigere un programma personalizzato includendo obiettivi educativi, tecniche dell’aiuto e sistemi di raccolta dati sulle performances. Il laboratorio è stato un successo. Basta lanciare una volta soltanto la pallina a mezz’aria verso la buca per poter dire di aver imparato bene un colpo? Quanti colpi potranno servire per arrivare a una buca posta a trenta metri? Si dovrà dunque decidere quanto accurato debba essere un gesto per poter dire che sia stato acquisito, oppure in quanto tempo ci si dovrà posizionare nel modo corretto sulla postazione di tiro. Gli allenatori devono decidere, in base all’abilità e alle preferenze dell’allievo, gli obiettivi da raggiungere via via. Raccogliere dati sui suoi progressi li farà diventare professionisti dell’insegnamento; potranno decidere se modificare le strategie educative adottate fino a quel momento, oppure cambiare l’obiettivo perché troppo facile o difficile per l’allievo. Avere contezza dei miglioramenti dei bambini o adolescenti in allenamento, permetterà una condivisione dei risultati raggiunti con altri colleghi o professionisti.
Ci ha molto colpito l’attenzione prestata riguardo ai comportamenti da tenere con gli allievi per far rispettare alcune regole da “spogliatoio”. Qualche studente ha posto le seguenti domande: È giusto insegnare agli allievi a mantenere gli spazi comuni o lo spogliatoio in ordine? Possiamo rimproverare o premiare un ragazzo meno o più collaborativo? È corretto andare a prendere un caffè con l’allievo al termine dell’allenamento? Abbiamo preso spunto dagli approcci educativi efficaci e, con il contributo di tutti i presenti, abbiamo concluso che la relazione con l’allievo deve essere curata con la stessa attenzione che si presta ai gesti atletici, poiché una relazione efficace permette migliori progressi sportivi, una buona coesione del gruppo e infine riduce il rischio dell’abbandono dello sport.
Una domanda da parte di uno studente della scuola ci ha colpito particolarmente: Bisogna far praticare lo sport a persone con autismo soltanto per uno scopo sociale, oppure si potrà far gareggiare la persona anche agonisticamente? La fortuna è stata dalla nostra parte. Da pochi giorni era uscito sui quotidiani un articolo riguardante una persona autistica che aveva meravigliato tutti realizzando il miglior punteggio in una competizione golfistica importante. Abbiamo ribadito che un bravo allievo ha sempre alle spalle un bravo insegnante.
“Golf4Autism” sta attirando la curiosità di molti. Da più città d’Italia ci stanno contattando per far partire corsi di formazione per allenatori e trasferire la nostra competenza per far partire allenamenti per bambini e adolescenti con autismo. Il Golf club di Salerno, in collaborazione con il nostro Centro “Facciamo breccia” di lì, ha iniziato gli allenamenti con sette bambini autistici. L’aver inserito fra le materie di insegnamento della Scuola nazionale di Sutri il modulo descritto finora è una garanzia per il futuro. Gli allenatori che informeremo e formeremo attireranno famiglie, bambini, volontari delle loro comunità e saranno pronti per avvicinare al golf le persone con autismo.

Marco Esposito, Supervisore presso il Centro “Facciamo breccia” di Roma

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