La montagna come spazio di relazione, crescita e cura: è da questa visione che nasce IN AUTdoor, il progetto promosso da ASST Lecco in collaborazione e convenzione con il CAI Lecco, che integra interventi clinico-educativi e Montagnaterapia per ragazzi con Disturbo dello Spettro Autistico.
La Montagnaterapia è riconosciuta come intervento non farmacologico basato su evidenze scientifiche e coerente con il modello del Social Prescribing.
IN AUTdoor è rivolto a ragazzi tra i 10 e i 13 anni e propone un percorso strutturato in ambiente naturale, con l’obiettivo di potenziare la regolazione emotiva e sensoriale, le competenze sociali e comunicative, l’autonomia e il benessere psicofisico complessivo.
La montagna diventa così un contesto terapeutico attivo, dove movimento, cooperazione e contatto con la natura favoriscono adattamento, consapevolezza corporea e resilienza emotiva. Le attività saranno accompagnate da una valutazione clinica pre e post intervento, contribuendo allo sviluppo di pratiche sempre più efficaci e personalizzate.
Un primo momento chiave del progetto si è svolto il 9 gennaio nella sede del CAI di Lecco, con l’incontro di formazione dedicato ai volontari che prenderanno parte al percorso, il cui avvio operativo è previsto per la fine di gennaio.
La formazione è stata condotta da Grazia Giana, neuropsichiatra infantile e responsabile del Nucleo Funzionale Autismo di ASST Lecco, e da Arianna Ravo, educatrice e pedagogista consulente del progetto regionale Autinca dell’ASST Lecco.
Per il CAI Lecco, la referente dei progetti di Montagnaterapia è Adriana Baruffini, che partecipa al Gruppo di Lavoro Regionale sulla Montagnaterapia. All’incontro ha partecipato anche Emilio Aldeghi, presidente del CAI Lombardia, a testimonianza dell’interesse e del valore regionale dell’iniziativa.
“IN AUTdoor rappresenta un esempio virtuoso di integrazione tra sanità pubblica, associazionismo e territorio, dove la natura diventa strumento di cura, relazione e crescita – ha sottolineato Grazia Giana – La montagna si propone come spazio accogliente e non giudicante, in cui ciascuno può trovare il proprio ritmo, aprendo nuove possibilità di relazione, autonomia e fiducia nel futuro”.
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