Le radici nella nostra evoluzione

Le radici nella nostra evoluzione

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Le radici nella nostra evoluzione

 

Se l’autismo è diffuso prevalentemente negli esseri umani, e solo raramente in altri primati, è perché le sue radici sono scritte nel passato evolutivo della nostra specie. A trovare nuove prove a sostegno di questa affascinante ipotesi è uno studio condotto dall'Università di Stanford e pubblicato sulla rivista Molecular Biology and Evolution.

 

Gli scienziati ipotizzano che alcuni degli stessi cambiamenti genetici che hanno reso il nostro cervello unico potrebbero aver contribuito anche all’alta incidenza dei disturbi dello spettro autistico.

“Non sono tanto sorpreso da questa scoperta”, commenta Giuseppe Novelli, genetista dell’Università Tor Vergata di Roma. “Il biologo russo Theodosius Dobzhansky affermava che ‘nulla ha senso in biologia se non alla luce dell’evoluzione’ proprio per sottolineare come l’evoluzione ci fornisca un quadro unificante e una spiegazione per tutti i fenomeni biologici, rendendoli comprensibili e interconnessi”.

 

L’autismo, secondo le stime, interessa circa un bambino su 31 negli Stati Uniti e uno su 100 a livello globale. In Italia gli ultimi dati riportano 1 caso ogni 70/75 bimbi e circa 550mila giovani sotto i 20 anni. Da un punto di vista evolutivo, molti scienziati ritengono che condizioni come l’autismo e la schizofrenia siano uniche per gli esseri umani. I comportamenti associati a questi disturbi, infatti, sono rarissimi nei primati non umani e riguardano spesso tratti cognitivi avanzati, come la produzione e la comprensione del linguaggio.

Nel nuovo studio, grazie a tecniche innovative come il sequenziamento dell’RNA a singola cellula, gli scienziati hanno potuto definire tipi specifici di neuroni in diverse aree cerebrali. Queste ricerche su larga scala hanno rivelato un’incredibile varietà di cellule neuronali nel cervello dei mammiferi e hanno identificato elementi genetici che si sono evoluti molto rapidamente nella nostra specie (Homo sapiens) rispetto ad altri mammiferi.

 

I ricercatori hanno esaminato set di dati di sequenziamento e hanno fatto una scoperta sorprendente: il tipo più abbondante di neuroni negli strati esterni del cervello, i neuroni L2/3 IT, si è evoluto in modo eccezionalmente rapido nel lignaggio umano rispetto ad altre scimmie. Questa accelerazione è stata accompagnata da cambiamenti drammatici nei geni associati all’autismo, un’evoluzione probabilmente guidata dalla selezione naturale specifica per il nostro lignaggio.

“L’evoluzione delle capacità cognitive specifiche dell’uomo - spiega Novelli - è stata guidata dall'emergere di nuovi tipi di neuroni. Questi nuovi neuroni dipendono naturalmente da sequenze di DNA di recente evoluzione. Il disturbo dello spettro autistico può essere interpretato, in parte, come un’alterazione di questo nuovo sistema neuronale recentemente evoluto e quindi vulnerabile. L’elevata prevalenza dell’autismo potrebbe essere una conseguenza diretta della rapida e recente evoluzione genetica del cervello umano. Potrebbe essere il prezzo che la nostra specie paga per le sue capacità cognitive uniche”.

 

Tuttavia, non è ancora chiaro il motivo per cui la selezione naturale avrebbe favorito dei cambiamenti genetici legati all’autismo, ma gli scienziati hanno delle teorie affascinanti. È possibile che questi geni abbiano conferito un vantaggio evolutivo rallentando lo sviluppo post-natale del cervello, o aumentando la nostra capacità di linguaggio.

Un tempo di sviluppo cerebrale più lungo nella prima infanzia, infatti, avrebbe permesso la formazione di un pensiero più complesso, un chiaro vantaggio per i nostri antenati. “I nostri risultati - commenta il principale autore dello studio, Alexander L. Starr dell'Università di Stanford - suggeriscono che alcuni degli stessi cambiamenti genetici che rendono unico il cervello umano hanno anche reso gli esseri umani più neurodiversi”.

In altre parole, l’evoluzione che ci ha reso la specie che siamo, con le nostre straordinarie abilità cognitive, potrebbe essere la stessa che ha posto le basi per l’ampia gamma di diversità neurologiche che vediamo oggi.

 

Repubblica.it

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